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Cosa succederà nel 2030? Intervista a Lorenzo Valentini.

Regenerative Growth

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Cosa succederà nel 2030? Questa è la domanda a cui centinaia di filosofi, scienziati e liberi pensatori/trici provano a rispondere da decine di anni. Ma perché siamo così tanto affascinati dal futuro? É possibile predirlo? E soprattutto se la risposta è affermativa, cosa accadrà nel prossimo futuro visto la crisi ecologica globale che dovremo affrontare? Provo a rispondere a queste domande attraverso questa intervista.

Sei pronta/o? Si inizia!

Cosa succederà nel 2030: chi può dirlo e sopratutto pre-dirlo?

Ciao Lorenzo! Come piace a te, parto subito diretta con la prima domanda. Visto che sei dentro il settore sostenibilità, soprattutto per quanto riguarda il business, credi che le aziende ce la faranno a sopravvivere a questa crisi climatica?

Aloha Sara! Innanzitutto ti ringrazio per avermi chiesto questa intervista, lo sai che amo tanto parlare con persone che hanno una visione dell'esistenza simile alla mia. Quindi sono molto onorato della tua richiesta.

Partiamo quindi con la domanda centrale dell'intervista: cosa succederà nel 2030?

Malgrado sia molto dura da accettare non è possibile predire il futuro.

Mi dirai: in migliaia di anni hanno provato a rispondere a questa domanda centinaia di persone e ora tu me la smonti così in due secondi! Ma chi sei tu per dirlo Lorenzo?!

Rispondo dicendo che non lo dico io ma lo dice la cibernetica e lo dicono le conoscenze che abbiamo dei sistemi complessi.

Come ci mostra Donella Meadows nel suo libro "Pensare per sistemi. Interpretare il presente, orientare il futuro verso uno sviluppo sostenibile": “La cattiva notizia, o la buona notizia – a seconda del vostro bisogno di controllare il mondo e della vostra disponibilità ad essere allietati dalle sue sorprese – è che, anche se sarete in grado di capire tutte le caratteristiche di un sistema, forse potreste essere sorpresi meno spesso, ma comunque resterete sorpresi.”

E il motivo per cui resteremo sempre sorpresi è che non è possibile predire il futuro a causa delle troppe variabili, troppe connessioni, troppi circuiti di feedback interconnessi fra loro.

Però sai cosa ho imparato da questo?

Che è possibile strutturare i propri sistemi, tra cui i business per avere alcune caratteristiche fondamentali per affrontare il futuro.

Prime fra tutte la capacità di essere resilienti.

La capacità che ha un sistema di tornare, dopo aver subito una perturbazione o shock, al suo stato di equilibrio.

Quindi la domanda potrebbbe essere posta in modo diverso forse.

Le aziende sono resilienti? Hanno sviluppato negli anni la capacità di essere resilienti di fronte ai cambiamenti e quindi avere a livello statistico la possibilità di farcela ad affrontare questa crisi climatica?

Ovviamente, secondo la mia limitata percezione, la risposta è in linea generale no.

La resilenza è molto legata alla capacità che ha un sistema di aumentare la propria complessità.

E la complessità di un sistema è data anche soprattutto dalla diversità. La sua capacità di diversificare i suoi flussi, i suoi elementi, i suoi circuiti, ecc.

Oggi quello che invece stiamo assistendo è esattamente il contrario.

Vediamo case cinamatografiche produrre film ripresi da altri film che hanno avuto successo nel passato, o da libri che già hanno avuto successo o essere remake di altri film famosi.

I prodotti sono tutti uguali, le soluzioni sempre le stesse.

Perché?

Perché è più sicuro economicamente non innovare ma andare nella sicurezza di ciò che ha già funzionato nel passato.

Ma purtroppo sai una cosa?

I sistemi si evolvono continuamente e ciò che ha funzionato nel passato raramente funziona anche per la situazione presente.

Una cosa cessa di essere straordinaria nel momento in cui la si usa. Diventando di fatto ordinaria.

Oggi secondo me tanti nodi stanno venendo al pettine.

E abbiamo sacrificato la resilienza a favore del profitto e della sicurezza di profitto.

C'è un però!

Chi secondo me ha più chance di sopravvivere sono paradossalmente i business più piccoli.

I business più a contatto con gli elementi e le connessioni.

Si, perché una multinazionale è vero che ha più potere e maggiore accesso alle risorse economiche ma è un transatlantico di rigidità.

Una multinazionale ha difficoltà a cambiare rotta velocemente.

E sono sempre le multinazionali che traggono maggior beneficio da un sistema standardizzato.

Dalla produzione alla vendita.

E cosa accadrà quando la crisi climatica metterà in ginocchio le produzioni ed aumenterà il costo delle materie prime? Cosa inoltre che sta già avvenendo...

Che questa grandi aziende dovranno cambiare inevitabilmente il loro posizionamento basato sul basso costo e qualità.

Facendo quindi decadere il motivo per cui esistono e il motivo per cui le persone comprano da loro.

Facile reperibilità e prezzi bassi.

Ma cosa accadrà nessuno lo sa!

Diciamo che la direzione è stata presa, cosa succederà dipende da moltissimi fattori diversi.

Quindi cosa succederà nel 2030?

Nessuno può dirlo.

Cosa succederà nel 2030: perché non cambia nulla?

Grazie mille della risposta. Effettivamente non è facile determinare il futuro con una così grande complessità. Perciò ti chiedo una cosa più pragmatica. Perché secondo te, fatichiamo come umanità ad effettuare un cambiamento forte verso modelli più connessi ed ecologici?

Domanda stupenda! 

Anche se molto complessa.

Ecco forse perché mi piace! [risata]

Ovviamente i fattori sono molti.

Fra i più importanti sono la nostra resistenza al cambiamento.

Come ho già detto in precedenza le multinazionali hanno tutto l'interesse a fare in modo che nulla cambi.

Perché loro guadagnano da piccoli cambiamenti e un approvigionamento costante ed ininterrotto di persone e materie prime.

Ecco perché per fare in modo che questa transizione ecologica sia più lenta hanno inventato, in modo più o meno conscio, la green economy.

Un modello capitalista tinto di verde.

In cui i passaggi da fare sono lenti e mai davvero profondi.

Per darsi loro stesse la possibilità di continuare a guadagnare finché possono farlo.

Un altro motivo è la divisione che abbiamo nel mondo. 

Non so se hai mai giocato a Civilization sul computer.

É un gioco stupendo di strategia, nel quale puoi costruire e controllare una civiltà in ogni sua sfaccettatura.

Dal raccolto, dalle costruzioni, alla salute pubblica, alle forze militari, ecc.

Ed è fatto così bene che ha un suo livello di interconnessione fra tutti questi elementi.

Avere per esempio tante abitazioni diminuisce lo spazio e la felicità delle persone.

Compresa quindi la salute, dandoti dei punti negativi.

Ma la domanda è: perché è così "facile" giocarci rispetto al gestire veramente una intera nazione?

Semplice. Perché puoi controllare in prima persona tutto, avendo tutte le informazioni che necessiti in tempo reale per poter prendere delle decisioni immediate.

Il mondo non è affatto così.

Nell'universo sono presenti infinite informazioni da considerare, numerose relazioni da gestire, da elementi sempre differenti.

Senza considerare i numerosi ritardi che avvengono normalmente in un sistema.

Alla fine se ci pensi la terra è un unico ecosistema di cui noi ne facciamo parte, dove la sua gestione è completamente differente da un luogo ad un altro.

E il problema è che le mie decisioni influiscono pesantemente comunque sul territorio di tutti/e.

Questa trappola ha un nome a livello sistemico e si chiama "Tragedia dei beni Comuni".

Bisognerebbe quindi imparare a comunicare meglio, delineare obiettivi comuni e sopratutto smettere di sottomettere intere nazioni per prenderne le risorse in modo incontrollato, dando loro le armi per destabilizzare i loro governi interni al fine di sottometterle.

Come avviene per esempio da moltissimi anni in Africa.

Cosa succederà nel 2030?

Dipenderà molto dalle scelte che prenderemo in questa direzione.

Invece un altro problema, forse il più importante fra tutti, è quello della nostra disconnessione ecologica.

Non abbiamo compreso, a causa di numerosi fattori, che l'essere umano è natura come ogni altro elemento nell'universo.

E che quindi la terra non è uno stock da cui trarre risorse in modo incontrollato.

Ma è invece un sistema vivente di cui noi stessi facciamo parte.

La terra non è la nostra casa. 

Dobbiamo smetterlo di dirlo.

É come se i polmoni dicessero che il corpo è la loro casa.

Non è così, perché anche loro stessi fanno in modo che il sistema funzioni ed espleti le sue funzioni vitali.

Siamo parte di un sistema interconnesso ed unico.

Non esiste separazione fra noi e qualsiasi altro sistema nell'universo.

E finchè rimarrà questa separazione esperenziale non usciremo mai da questa crisi ecologica.

E se mai dovesse succedere perché obbligati dalla situazione, non ne usciremo mai bene psicologicamente.

Questi sono solo alcuni dei problemi che dobbiamo affrontare per riuscire a salvarci da questa crisi ambientale.

Non per salvare il pianeta come tanti divulgatori/trici green dicono, da questa crisi ambientale.

Cosa succederà nel 2030: cosa potrebbe cambiare velocemente le cose?

Secondo te Lorenzo, visto gli enormi problemi da affrontare, c'è un qualcosa che potrebbe davvero farci cambiare rotta? Un qualcosa che potrebbe cambiare lo status quo?

Donella e Dennis Meadows, Jørgen Randers e William W. Behrens III hanno creato un'opera, forse la più importante, che ci spiega in modo chiaro cosa potrebbe accadere [non cosa succederà] se l'umanità non facesse niente per cambiare le davvero le cose.

Dando diverse ipotesi in base ai comportamenti diversi che potremmo avere nel tempo.

Questo rapporto fu pubblicato nel 1972 e commissionato dal Club di Roma per capire i diversi scenari che avremmo potuto incontrare: "i limiti dello sviluppo".

Durante gli anni successivi sono stati pubblicati, sempre da loro, altri report per tenere aggiornato lo studio ["Oltre i limiti dello sviluppo" e "I nuovi limiti dello sviluppo"].

E la situazione è andata sempre peggiorando.

Questo per dire cosa?

Che oggi non esiste più alcuna transizione.

O si fa qualcosa immediatamente o dovremo affrontare, come avviene già in questo momento, dei disastri enormi.

Oltretutto come ci insegnano i sistemi, da quando prendiamo una decisione, da quando si modifica un circuito di retroazione, lo stock cambia lentamente.

Ciò significa che lo stock di un sistema rappresenta esso stesso un ritardo.

E quindi da quando prendiamo una decisione ci vuole del tempo prima che ci si accorga di dover cambiare e quindi poi operare un'azione.

Io per esempio ho una stufa a legna.

Ordino sempre ogni anno circa 30/40 quintali di legna locale.

E decido di ordinarne altra quando il livello desiderato varca una soglia di attenzione.

Ma da quando ricevo l'informazione a quando prendo la decisione di chiamare il venditore passa del tempo.

E prima che il venditore me la porta passa altro tempo.

E prima che io la possa stoccare correttamente passa altro tempo.

E prima che possa utilizzarla passa altro tempo.

Quindi dal ricevimento di una informazione ci sono sempre dei ritardi rispetto all'azione.

Il problema è semmai costruire un sistema o modello che tenga conto di questa caratteristica dei sistemi.

E rispetto alle decisioni che sono state prese per combattere la crisi climatica, ti sembra questa la politica adottata fin'ora dai governi?

Se ancora stiamo parlando di green economy la risposta sembra abbastanza chiara.

Quindi per rispondere alla tua domanda: cosa potremmo fare per cambiare davvero le cose velocemente?

É molto difficile ma ci sono 2/3 cose che più di tutte influiscono sui comportamento di un sistema.

Donella Meadows dice che la rottura dei paradigmi è la più grande leva al cambiamento.

Ma ha anche un effetto collaterale.

Sai quale?

Che è anche la cosa più difficile da fare.

Perché nulla rompe in modo così forte i paradigmi come l'esperienza "correttiva".

Grazie ad una esperienza che viviamo in prima persona che ci dice che ciò che pensavamo precedentemente non era poi così corretto.

Sono le emozioni che cambiano la nostra percezione perché sono le nostre emozioni la legenda che abbiamo per comprendere il mondo.

Quindi dovremo iniziare a lavorare sulle emozioni partendo dalle famiglie e dalle scuole.

Ma come ho già spiegato comunque serviranno decine di anni.

Perché da quando inizieremo a farlo, ci vorrà del tempo prima che potremo vederne i risultati.

Ovviamente facciamolo comunque ;-)

La seconda cosa che cambia enormemente il comportamento del sistema è l'obiettivo, con i parametri che utilizziamo per identificarlo e misurarlo.

Cambiare uno scopo in un gioco cambia il gioco stesso.

Se cambiassi lo scopo della briscola, invece di vincere dovremo perdere, cambierebbe tutto il gioco.

Ma c'è anche un'altra cosa cambia fortemente il comportamento di un sistema e sono gli elementi.

In realtà chi conosce bene i sistemi complessi sa bene che cambiare gli elementi è l'operazione che modifica meno il sistema.

Ma non è sempre cosi!

Sai quando è diverso?

Solo quando sostituiamo elementi ai livelli gerarchici più alti.

Cioè cambiare un usciere del Campidoglio [per quanto sia un lavoro straordinario e bellissimo se si ama farlo] non genera così tanto cambiamento in un paese come cambiare il presidente del consiglio del governo italiano.

Perché?

Perché cambiare un elemento a livello gerarchico più alto permette di cambiare gli obiettivi e le interconnessioni.

E quindi cambiare la cosa che più di tutte modifica il comportamento del sistema stesso.

Quindi il problema è che finché rimarremo con gli stessi obiettivi, cioè il massimo profitto nel più breve tempo possibile, non cambierà mai davvero nulla.

Ed è il motivo per cui la Green Economy non cambiarà davvero nulla.

Perché mantiene inalterato il modello di sviluppo con tutti i suoi obiettivi.

Basterà alle aziende adottare un alveare o un albero e il gioco sarà fatto.

Cosa succederà nel 2030: qual è la competenza più importante da acquisire per cambiare le cose?

Grazie mille per questa risposta. Mi chiarisce molte cose che erano ferme nella mia testa da tempo. Ancora un'ultima domanda. Quali fra tutte le competenze secondo te è la più importante da acquisire per cambiare davvero le cose? Fai proprio se vuoi un appello agli imprenditori/trici in Italia e nel mondo!

Se ci pensi un attimo qui risulta calzante la frase attribuita a Anthony Robbins che recita: "se vuoi qualcosa che non hai mai avuto devi fare qualcosa che non ho mai fatto".

Ciò significa che la situazione disastrosa in cui ci troviamo è dovuta ad un comportamento che reiteriamo costantemente nel tempo.

Se vogliamo raggiungere un nuovo risultato dobbiamo inevitabilmente fare cose diverse.

E come abbiamo visto nella domanda precedente possiamo fare cose diverse cambiando i nostri obiettivi.

Altrimenti il risultato sarà lo stesso.

Quindi le competenze più importanti sono secondo me quelle che oggi mancano.

Quelle che ci danno prima di tutto la capacità di immaginarci nuovi mondi.

Perché se so immaginarmelo posso costruirlo, ma se non ho questa capacità rimango inevitabilmente chiuso in quello in cui mi trovo.

Quindi direi tutte le materie creative.

Che stimolino la capacità di ragionare in modo non lineare.

La filosofia in primis e l'arte in tutte le sue forme.

Poi successivamente ma non meno importante, direi la capacità di percepire l'unità fra tutte le cose per darci la possibilità di progettarle.

Conoscere i sistemi complessi, la cibernetica, la biologia, la fisica, l'ecologia, l'astronomia e la psicologia sistemica.

Ma la competenza più importante è quella di fare in modo che le persone si adoperino per essere in linea con la loro visione del mondo.

Permettere alle persone di creare il mondo che sognano secondo la propria biodiversità.

Questa è la vera rivoluzione.

"Sii il cambiamento che vorresti vedere nel mondo" diceva Gandhi.

Questa è la vera competenza che potrebbe fare la differenza.

Le differenze sono l'imperfezione.

E l'imperfezione altro non è che la perfezione della natura.

Cosa succederà nel 2030?

Creiamo imperfezione e quindi maggiore complessità in questo mondo standardizzato e privo di identità e autenticità. 

Grazie mille per queste domande difficili ma al tempo stesso molto profonde!

Come piacciono a me.

Grazie a te Lorenzo, spero che tornerai a trovarci nella nostra radio. 

 

 

 

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Per uscire dalla crisi climatica stiamo utilizzando gli stessi modelli e valori che l'hanno creata. Non te lo sentirai dire spesso ma un business non esiste per vendere. Un business esiste per dare alle persone gli strumenti necessari ad essere davvero felici. La vendita, come l'equilibrio del pianeta, sono solo dirette conseguenze di questo comportamento.

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